Breve lettera aperta del Presidente

Carissimi tesserati e sostenitori e sostenitrici

le restrizioni sul Covid 19 hanno limitato la nostra attività agonistica, compresi gli allenamenti settimanali.

Siamo consapevoli che lo sport è un’ottima occasione per stare insieme e che in questo momento di isolamento la voglia di incontrarsi aumenta, tuttavia vi chiediamo di seguire quanto prescritto dagli ordini preposti, cercando di limitare il più possibile le uscite da casa e gli incontri con altre persone.

Fortunatamente abbiamo a disposizione chat, social network e telefoni per mantenere le relazioni sociali. Si tratta di avere pazienza e calma, solo così potremo superare questa fase e ritrornare alle nostre quotidianità.

Buona quarantena a tutti e ogni tanto fatevi due addominali e quattro flessioni.

 

Cari amici

lo sguardo sulla più recente classifica del girone è sconfortante. Dopo aver a lungo temuto che il guaio si potesse verificare, ora anche il colore della posizione certifica a chiare lettere che – oggi – saremmo retrocessi.
Non è quello che avremmo sperato all’inizio del campionato e – mi auguro – non sarà la fine che faremo.

Ma perché ciò avvenga non basta rimettersi alla volontà degli dei del pallone, come vaticinava il compianto Gianni Brera.
Ho scritto e detto più volte che, al netto di tutto, noi siamo gli autori del nostro destino, anche sportivo; anzi, specie quello sportivo.

Ed allora, alla malattia non c’è che un rimedio: guarire!

Torno a stuzzicarvi su quello che penso sia il vostro lato più sensibile: l’orgoglio, il nostro amor proprio, il rispetto di noi stessi.

Abbiamo recentemente messo a segno una serie di performance che si sono caratterizzate soprattutto per impegno mediocre, per rassegnazione evidente, per la paura degli avversari come se avessimo di fronte ostacoli insormontabili costituiti da campioni irraggiungibili.
Non posso nemmeno lontanamente pensare che la Brunetta non sia all’altezza della situazione perché inferiore agli avversari per impegno, passione, voglia di lottare, timore reverenziale. Non posso pensare che voi, in cuor vostro, riteniate di essere inferiori per questi elementi ad una qualunque delle squadre che abbiamo incontrato.

Oggi ci aspetta una ghiotta opportunità: fare risultato contro una delle prime della classe.
Mi aspetto di vedere la squadra che sappiamo essere, squadernando gli attributi (tutti) di cui siamo certamente dotati, specie quelli che, fino ad ora, hanno fatto di noi la squadra a cui tutti vogliamo bene.
Io ci sarò per garantirvi che non intendo arrendermi. Voglio pensare che, in questo senso, ci siate tutti, anche voi.

Vi aspetto, con tutto il mio affetto.
Il Presidente.

Dal Presidente

Cari ragazzi,

ogni anno, puntualmente, quando i primi segnali inequivoci della prossima primavera si fanno apprezzare (a parte qualche nevicata extra ordinem) e, quindi, si attende il risveglio della natura e di tutti gli esseri che generosamente concorrono ad alimentare la sua grandiosa bellezza, la Brunetta Calcio è colpita da una proibitiva crisi di identità che la induce ad involversi ed a richiudersi in se stessa, ad esasperare le proprie lacune, a divenire ostaggio delle proprie oggettive carenze al punto da riproporre la domanda (che, poi, è la madre di tutte le domande): ma davvero io sono all’altezza della II Categoria che frequento ormai da qualche anno?

E siccome per risolvere le crisi di identità non è sufficiente trattarne diffusamente in occasione delle sedute settimanali del martedì ove, con santa pazienza, il mister terapeuta tenta di rimettere insieme i cocci della domenica, nella giornata sportiva che sopravviene tutto ciò che di buono si è immagazzinato in allenamento si perde sul campo perché la paura fa 90, gli altri sono 11 leoni e noi 11 pecorelle, loro sono prima di noi in classifica e – per definizione – più forti di noi, non ci siamo mai tutti e quelli che ci sono non sempre sono all’altezza della situazione, la beata ingenuità delle partite tra amici – specie sui calci piazzati – non fa premio sulle furbizie altrui (anche al limite del regolamento), degli arbitri è meglio non parlare e via di questo passo.

In tutta onestà, dopo qualche anno che sento cantare sempre la stessa canzone, non sono più tanto disponibile a darle corda. Invece di cercare altrove ciò che riguarda, prima e soprattutto, noi e di continuare a piangerci addosso, con un rinnovato spirito renziano (da Renzi, presidente del consiglio), sarebbe tempo ed ora di dimostrare ciò che siamo capaci di fare: è un debito che abbiamo con noi stessi; è una cambiale che abbiamo deciso insieme di emettere e che, settimanalmente, va all’incasso (e che noi paghiamo, anche solo in termini di rispetto verso noi stessi); è un modo che ci costringe a guardarci negli occhi per rinnovare, ogni domenica prima di andare in campo, il reciproco patto di impegno a dare tutto per la squadra, fino alla fine, qualunque cosa succeda.

Poi il campo dirà se siamo una accozzaglia di perditempo, un gruppo di (vecchi) illusi, un sodalizio di dilettanti approssimativi o, per lo meno, un manipolo di gente che apprezza di stare insieme e, se possibile, di divertirsi con le (residue) capacità di corsa e di tecnica di cui dispone.

Io continuo a pensare che voi ci teniate a questa nostra squadra e che le ultime, più recenti, sconfitte – alcune davvero clownesche – brucino sulla vostra pelle almeno quanto sulla mia perché, personalmente, sono disponibile ad applaudire il vincitore, il più bravo, a riconoscere la sua superiorità ma, con ancor maggiore convinzione, sono pronto a stringere la mano a chi ci ha messo il cuore e tutto quel che ha per essere fedele a se stesso, al proprio impegno, al reciproco patto di solidarietà che garantisce la solidità di una squadra e cementifica la sua forza.

Perché noi siamo La Squadra, fino alla fine e qualunque cosa succeda!

Con tutto il mio affetto.

Il Presidente