Brunetta Calcio – Mappanese 2-0

Da questa stagione inauguriamo Sentite come stuzzica, la rubrica radiofonica che vi racconterà le partite della stagione 2016/2017 della vostra squadra preferita. In alternanza ai commenti scritti, vi proporremo il solito resoconto delle partite in cui i biancorossi riusciranno a portare a casa punti. Stay tuned and stay Mascioli!

Per ascoltare la prima puntata, cliccate qui.

None – Brunetta 2 – 3

Formazione: 1 –Marco Saglietti; 2 – Roberto Agliata; 3 – Mattia Lucciarini; 4 – Paolo Amorese; 5 – Andrea Cossu; 6 – Ignazio Barraco; 7 – Fabio Trombatore; 8 – Massimiliano Cortassa (cap.); 9 – Matteo Capponi; 10 – Pedro Paulo Mastrogiacomo; 11 – Vincenzo Cristiani.
A disposizione: 12 – Axel Seconetti; 13 – Edoardo Cavalieri ; 14 – Sergio Callipo (45′ pt per Barraco); 15 – Francesco Ianni; 16 – Peppino Licheri (10′ st per Cortassa); 17 –Francesco Stante (20′ st per Capponi).
Reti: Capponi 25′ pt, Mastrogiacomo (rigore) 10′ st, Trombatore 25′ st.

Premessa e primo gol: Manzoni e capponi (che non siamo tranne uno)

Dal Dizionario dei modi di dire:

Il cappone è un gallo castrato in giovane età, le cui carni risultano più saporite di quelle del pollo. Ovviamente disinteressato alla vita sessuale del pollaio, il cappone evita le battaglie di conquista e ha un comportamento docile e tranquillo.

  • essere un cappone: in senso figurato può voler dire essere fiacchi, imbelli, di carattere debole o eccessivamente remissivo.
  • fare come i capponi di Renzo: in una situazione di disagio comune, accusarne i compagni di sventura e non chi l’ha provocata.

Il detto è preso da un brano del III capitolo dei Promessi sposi, in cui Renzo va a esporre i propri guai all’avvocato Azzeccagarbugli portandogli in dono quattro polli vivi. Nell’agitazione scuote il braccio con cui li regge, e i polli, disturbati, si prendono a beccate tra loro.

Ecco, noi quattro capponi non lo siamo e ieri certamente non abbiamo avuto un comportamento docile e tranquillo, anzi. In queste ultime settimane poi, tenuti a testa in giù dalla classifica (ci siamo messi da soli in una posizione così scomoda), a differenza dei volatili in mano al Tramaglino, stiamo tentando di divincolarci dalla presa in tutti i modi, insieme e senza beccarci fra di noi. Tuttavia un vero Capponi che morde in squadra ce l’abbiamo – per fortuna – e ieri, dopo un primo gol ingiustamente non validato chissà perché, poco prima della mezz’ora, su palla in profondità di Mastrogiacomo, ne ha messo a segno un altro.

Al riposo finiamo un po’ in affanno e inumiditi, ma in vantaggio.

Galletti di rigore e cresta alta

Come sul finire della prima frazione, alla ripresa i padroni di casa, che hanno ormai raggiunto gli obiettivi stagionali prefissati, si spingono in avanti per conquistare il pareggio che, sembra destino, trovano dopo una corta respinta della barriera dopo un tiro di punizione. Le distrazioni in fase difensiva sembrano essere la costante della stagione e, se è vero che dai capponi ormai siamo distanti, dai polli invece proprio no (a proposito di aie, pollai e galliformi, Wikipedia spiega le differenze). Tuttavia, se vogliamo diventare galletti, di quelli un po’ ruspanti, forti e sicuri di loro stessi, forse passare da questa fase è necessario. Perché poi gli attimi di audacia cavalleresca ci sono, tant’è che torniamo quasi subito davanti nel punteggio: è sufficiente una discesa di Lucciarini sulla sinistra steso appena entrato in area per sparigliare nuovamente le carte. Mastrogiacomo dal dischetto spiazza il portiere e la panchina esulta.

I segnali vanno colti, così come le buone occasioni e recuperare un po’ di malizia in questa stagione leggermente disgraziata può essere un segno della cresta che inizia a crescere sopra la testa. E così, passata la paura di una vittoria castrata, si torna a essere sciolti, fluidi, compatti e resistenti. Si tiene botta e alla prima occasione s’incrementa: cross dalla destra per Trombatore che dal limite stoppa di petto e tira col destro, non troppo forte, ma ben angolato e con tanti saluti al portiere avversario. Lontani dalle mura amiche, avanti per tre gol a uno a venti minuti dalla fine, la situazione è rosea, la cresta si alza.

Senza mandarini non è finita fino al triplice

Ora vi raccontiamo un’altra storia, ambientata su un campo che non conosce acqua, ma solo polvere e qualche coraggioso ciuffo d’erba che non si lascia ingiallire fino alla morte dall’arsura: narra la vicenda (un pochino romanzata) di un cesto di mandarini, consegnato da una squadra a un’altra prima di una stanca partita di fine campionato. Che significa? Chissà. Ma se ci si presenta al campo sportivo ospite senza mandarini è normale che la partita sia difficile, tesa fino all’ultimo, come in quel campo di terra battuta (male). E infatti questo succede per i restanti minuti fino alla fine: i padroni di casa alzano il baricentro e pressano, trovando il gol – un rasoterra dalla distanza ben indirizzato che picchia sul palo ed entra; noi in affanno, sbatacchiati come i capponi dell’inizio, ma sempre senza beccarci tra di noi, teniamo duro, a chiappe molto strette in modo che nemmeno la paura passi. Fino alla fine che sembra non arrivare mai.

Capponi o non capponi, mandarini o no, ora, grazie a questa vittoria, abbiamo la speranza che ci tira su il morale per la prossima partita. L’invito è di essere leggeri, di arrivarci consapevoli e spensierati, concentrati e gagliardi, attenti e fiduciosi. A questo serve vincere.

#OpenBrunetta

Apriamo ora il caso Brunetta Leaks: parliamone, tutti. Ognuno dovrà dire la sua di fronte a questo scempio: la sconfitta tennistica di ieri in casa arriva in un momento molto delicato e certifica qualcosa: lassezza? Indolenza? Piedi quadrati? Siamo ormai spacciati?

Il calo della seconda parte di gara è stato evidente. Come mai?

Leak è inglese e significa perdita, fuoriuscita. Queste sono due parole che se ne trascinano appresso altre: la perdita è parente della sconfitta, la fuoriuscita della ferita. Contro un avversario certamente impegnativo e proibitivo, la sconfitta per 0 – 6 è una ferita troppo ampia e profonda perché si rimargini in fretta, soprattutto se, come sottolineato più volte in spogliatoio, il livello tecnico delle squadre nel nostro girone è tutto sommato omogeneo; senza picchi di formazioni ammazza campionato o voragini di compagini materasso, un risultato del genere stona, eccede e per chi lo ha subito diventa sale sparso che brucia.

Tuttavia lo sport permette mirabilia, è in grado di far strabuzzare gli occhi (Leicester docet); allora, dovendo trovare un merito a questo sale e a questo leak, l’invito è quello di pensare alla capacità di spurgare e disinfettare: gettiamo via il marcio che questo girone di ritorno ha radicato in noi. Siano questi sei gol un esorcismo e, da uomini capaci e leali, confidiamo in mamma calcio, nella dea Eupalla protettrice del bel gioco, che allevi questa piaga di bruciore sconfortante soffiando sulle nostre ferite e ci consenta di tornare a giocare.

Che niente ci scalfisca più.

Brunetta Calcio – Cumiana 2 – 2

Formazione: 1 – Giuliano Curoso; 2 – Mattia Lucciarini; 3 – Edoardo Faletti; 4 – Paolo Amorese; 5 – Andrea Cossu; 6 – Ignazio Barraco; 7 – Peppino Licheri; 8 – Massimiliano Cortassa; 9 – Andrea Rosso; 10 – Pedro Paulo Mastrogiacomo; 11 – Marco Nicoletti.
A disposizione: 12 – Axel Seconetti; 13 – Roberto Agliata; 14 – Sergio Callipo; 15 – Gabriele Cacarrone; 16 – Vincenzo Cristiani (20′ st per Rosso); 17 – Matteo Capponi (30′ st per Nicoletti); 18 – Fabio Trombatore (25′ st per Mastrogiacomo).
Reti: Mastrogiacomo (rigore) 30′ pt, Amorese 15′ st.

Animali mitologici: conigli mannari.

Venghino venghino siore e siori, vi presentiamo una nuova bestia affamata come un lupo, ma fessa come un coniglio! Si chiama Brunetta Calcio e oggi ha offerto uno spettacolo tipico del suo essere: ha aggredito la partita e l’avversario collezionando occasioni e giocate, è passata in svantaggio, ha rimontato e ribaltato il risultato e si è fatta raggiungere. Chicca delle chicche, perla bianca in una giornata di metà febbraio mite, è aver concesso le due reti avversarie su calcio piazzato, dopo aver costretto i gialli e blu a subire, subire e subire per praticamente tutti i novanta minuti!

Il fuoco negli occhi

La partenza della partita è stata a razzo e dopo una ventina di minuti, per il dominio del campo e le occasioni create (un tiro di Mastrogiacomo deviato in angolo a terra dal portiere, un palo di Rosso e altre situazioni pericolose), il punteggio potrebbe già essere a favore dei biancorossi, ma a passare in vantaggio sono gli ospiti: punizione dalla destra sulla trequarti, cross al centro, tocco al volo e Curoso battuto: i conigli in area non sanno marcare e in solitaria lasciano coloro che offendono. I mannari però azzannano e rigettano l’offesa prontamente, Rosso ci prova da destra, ma il suo tiro-cross si perde non trovando nessuno a raccogliere l’invito; poi è la volta di Nicoletti che servito da Mastrogiacomo in area spedisce il pallone sopra alla traversa. Non è facile scontrarsi contro le difficoltà di buttare la palla dentro, l’attitudine dei mannari però è quella di non smettere di provarci, sempre con la fame rabbiosa di chi sa che serve per superare l’inverno. E così capita che Mastrogiacomo raccoglie una palla in area, salta il suo diretto avversario che lo stende: rigore, l’arbitro indica il dischetto. Mastrogiacomo segna e si ricomincia: ancora con fame, ancora voglia, ancora pressing alto e contrasti, fino alla fine del primo tempo.

Il numero dal cilindro

Nella ripresa lo schema della partita non cambia, i biancorossi sono ancora mannari e da bravi animali da circo, tirano fuori un’invenzione che lascia tutti di sasso: corner corto di Amorese, scambio Licheri-Mastrogiacomo che con il tacco libera al tiro Amorese: sinistro sotto la traversa e gol. Soddisfatto, il pubblico dentro al tendone applaude per la scena che ha appena visto; e ne vorrebbe altre, pure meno belle, ma magari efficaci nello stesso modo. Così Trombatore servito da Cristiani con una volé alla cieca in area ci prova e ci riesce, ma  a quanto pare questa volta il cilindro era irregolare (anche se era lo stesso da cui i mannari avevano estratto il numero di prima). Peccato.

Si avvicina il mattino

Peccato soprattutto perché poco dopo gli ospiti pareggiano da un altro calcio piazzato. I mannari sentono l’aria fresca del mattino e si preoccupano di tornare conigli, e, ahinoi, basta il pensiero per diventarlo nuovamente. Di nuovo parità e questa volta i mannari non hanno più la forza di prima per battagliare ancora: reggono l’urto, ci provano ancora, ma le forze latitano un po’ e quindi non resta che aspettare il triplice come solitamente si aspetta il sorgere del sole: domani mattina poi vedremo cosa rimarrà della fame, della voglia, del pressing alto e dei contrasti, speriamo restino.