Sts – Brunetta 1 – 1

Formazione: 1 – Riccardo Versini; 2 – Sergio Callipo; 3 – Carlo Benussi (cap.); 4 – Roberto Cossu; 5 – Michele D’Onghia; 6 – Niccolò Avataneo; 7 – Gabriele Cacarrone; 8 – Callisto Molinari; 9 – Andrea Rosso; 10 – Pedro Paulo Mastrogiacomo; 11 – Vincenzo Cristiani.
A disposizione: 13 – Edoardo Faletti (35′ st per Cossu); 14 – Alessandro Capezzera; 15 – Fabio D’Angelo; 16 – Francesco Stante; 17 – Massimo Testone (20′ st per Mastrogiacomo); 18 – Fabio Trombatore (25′ st per Rosso).
Rete: 15′ st Mastrogiacomo.
Commento: prendiamo il lato positivo della faccenda e diciamo che, di questi tempi (la vittoria esterna latita da quel dì della prima partita dei play off di terza categoria, ormai un anno e mezzo fa), un punto in trasferta fa comodo, ci permette di galleggiare, immobili, ma per lo meno senza andare a fondo. Peccato perché oggi il vento pareva e poteva essere buono: l’occasione di gonfiare le vele e prendere il largo lasciando nell’acqua bassa della riva una diretta concorrente era propizia. Purtroppo però, quando le vele si lasciano a casa e si portano solo i remi, ci si stanca presto: capita poi che qualcuno perda il ritmo, li tiri su dall’acqua, inizi a pensare che al largo l’acqua è profonda e fredda, che è più buio e che non si vede quel che sta sotto, e allora, inconsapevolmente, si ritrova a essere trasportato dalla fatica degli altri, perdendo di vista la gioia del sfiancarsi insieme, di arrivare stanchi ma soddisfatti al novantesimo e tuffarsi a bomba dove l’acqua è sì più fredda e profonda, ma pure più blu. Più che altro peccato per questo.

Brunetta – Excelsius 2 – 1

Formazione: 1 – Riccardo Versini; 2 – Sergio Callipo; 3 – Carlo Benussi (cap.); 4 – Mattia Lucciarini; 5 – Michele D’Onghia; 6 – Niccolò Avataneo; 7 – Andrea Messidoro; 8 – Fabio D’angelo; 9 – Francesco Stante; 10 – Callisto Molinari; 11 – Vincenzo Cristiani.
A disposizione: 12 – Dario Ravetto; 13 – Edoardo Faletti; 14 – Alessandro Capezzera; 15 – Massimiliano Cortassa; 16 – Gabriele Cacarrone (25′ st per Avataneo); 17 – Andrea Rosso (30′ st per D’Angelo); 18 – Fabio Trombatore (40′ st per Stante).
Commento: non belli oggi, per lunghi tratti involuti, disattenti e poco volenterosi. L’unica volta poi che s’è deciso di giocare palla a terra al massimo a due tocchi, s’è segnato un gol (il secondo) con una facilità disarmante, verticale che sembrava una discesa libera. La partita è stata ostrica, nel senso che la Brunetta a un tratto sembrava essersi chiusa, raggomitolata su se stessa, pareva che non la volesse vincere: sarà il braccino, sarà l’avversario, sarà lo scontro diretto e la tensione conseguente, però, dopo i primi quindici minuti di manifesta superiorità suggellati dal gol in girata dal limite di Molinari, la luce s’è spenta, anzi proprio fulminata. E al sedicesimo, cioè finito il quarto d’ora di grazia colata, l’Excelsius pareggia con un gol quasi voluto più da noi che da loro: spazzare la palla su Giove sembrava un delitto e allora to’, ripigliala e costruisciti un’altr’azione e poi tira pure, ti lascio lo spazio, perché tanto nello spazio la palla non la voglio mandare, che poi si sente sola. All’intermezzo il pari è stretto, non tanto per le occasioni reali costruite (noi una grossa con D’Angelo e un paio medie che potevano diventare grosse, loro avrebbero pure una traversa su cui recriminare), ma per la qualità del gioco nostro rispetto al loro e per come il campo veniva abitato e arredato meglio da noi che da loro.
Nella ripresa la tensione aumenta, la posta in gioco inizia a essere pesante e il postino della fortuna non sa tanto a chi recapitare il pacco da tre punti: ai biancorossi o ai gialloblu? Ci vorrebbe una svolta, un’offerta irresistibile che uccida le velleità d’asta avversarie. Il colpo di scena, come in tutte le aste che si rispettino, arriva per telefono quando l’offerente Molinari serve Rosso scattato alle spalle del terzino avversario sulla sinistra, appena in area l’esterno alza la paletta per rendere pubblica l’offerta e il giudice d’asta Messidoro, in corsa, si aggiudica il bottino da un metro a porta sguarnita. Molinari uno, Rosso due, Messidoro tre: i tre punti vanno alla Brunetta e non c’è più appello. Veramente gli avversari avrebbero ancora il tempo per reagire e impensierire la squadra di casa, le idee però scarseggiano, resta solo un po’ d’ansia per qualche calcio piazzato e conseguente mischia, ma poi il triplice certifica ciò che era già stato deciso.
Come detto qualche riga più su oggi non belli, però si potrebbe aggiungere anche un “ma neanche brutti” visto che la vittoria è pesante, la partita era uno scontro diretto e il balzo in avanti permette di raggiungere la doppia cifra di punteggio in classifica. In informatica l’uno e lo zero vicini sono la base per realizzare mirabilia, quelle che, a partire dalla prossima partita, possiamo compiere anche noi.

Brunetta – Lesna Mondialcar 1 – 0

Formazione: 1 – Riccardo Versini; 2 – Sergio Callipo; 3 – Marco Sceusa (cap.); 4 – Edoardo Faletti; 5 – Michele D’Onghia; 6 – Niccolò Avataneo; 7 – Andrea Messidoro; 8 – Callisto Molinari; 9 – Andrea Rosso; 10 – Pedro Paulo Mastrogiacomo; 11 – Vincenzo Cristiani.
A disposizione: 12 – Dario Ravetto; 13 – Roberto Agliata (35′ st per Messidoro); 14 – Mattia Lucciarini; 15 – Roberto Cossu (30′ st per Cristiani); 16 – Gabriele Cacarrone; 17 – Fabio D’Angelo (25′ st per Mastrogiacomo); 18 – Francesco Stante.
Commento: Novembre: il baffo, la pioggia e le castagne; oggi ne è bastata una, quella che Faletti ha inciso sulla pancia, gettato in area a Cristiani che di prepotenza l’ha buttata nel forno a metà primo tempo, aspettando poi con tutta la squadra che trascorresse l’ora abbondante di cottura e fosse pronta da gustare al novantesimo. Il minimo scarto ha comportato massimo sacrificio per i biancorossi che, contro un Lesna quadrato e fisico, hanno sfornato una prestazione pregevole nel primo tempo, ordinata nella ripresa e di carattere per tutta la partita.
Di castagne, soprattutto prima dell’intervallo, Cristiani & co. avrebbero potuto infornarne altre perché l’aggressività a centrocampo, il pressing alto e la squadra corta hanno annichilito il gioco avversario, costringendo i rivali a lasciarsi andare al nervosismo. La palla spesso è stata riconquistata più vicino alla porta altrui, la corsa è stata corale e il gioco brillava di luce propria, non di riflesso, come spesso quest’anno è capitato contro antagonisti di più alta classifica.
Nella ripresa, complice la maggior spinta avversaria, della castagna la Brunetta ha scelto di prendere la parte del riccio: ispida, appuntita e impenetrabile, rischiando solo su una splendida punizione dal limite ribattuta dal palo, chissà, solo per oggi, forse in legno di castagno. Ma sarebbe spregevole ridurre questa vittoria al semplice caso, visto che la Brunetta ha espresso un gioco più efficace e migliore degli avversari, attaccando alta quando ha potuto, difendendo bassa quando ha dovuto. In pratica s’è imposta, non come una tassa ingiusta, ma come la pioggia d’autunno, che te l’aspetti prepotente, di stravento e fredda, quasi cinica e incazzata. Perché se una nuvola è compatta e carica e si compatta e carica con altre venti, ventuno, ventidue nuvole compatte e cariche, insieme possono solo scaricare punti come se piovessero.

Brunetta Calcio – KL 2-0

Formazione: 1 – Dario Ravetto; 2 – Sergio Callipo; 3 – Carlo Benussi (cap.); 4 – Marco Sceusa; 5 – Michele D’Onghia; 6 – Niccolò Avataneo; 7 – Fabio D’angelo; 8 – Callisto Molinari; 9 – Fabio Trombatore; 10 – Gabriele Cacarrone; 11 – Vincenzo Cristiani.
A disposizione: 12 – Riccardo Versini; 13 – Edoardo Faletti ; 14 – Francesco Sansonna (45′ st per Cristiani); 15 – Mattia Lucciarini; 16 – Andrea Messidoro (30′ st per Avataneo); 17 – Francesco Stante (35′ st per Trombatore); 18 – Andrea Rosso.
Commento: l’autunno inoltrato compie il suo dovere trascinando con sé pioggia e cielo grigio su Torino e la Brunetta decide di essere testimone di questa stagione così coscienziosa, portando a casa i primi tre punti dell’anno grazie a una partita diligente, convincente e, a tratti, annichilente. Il match potrebbe nascondere insidie, potrebbe essere come quei viali alberati che in autunno si riempiono di foglie secche tra le quali, mimetizzati come marines, potrebbero celarsi escrementi di cane: potrebbe essere un attimo mettere un piede in fallo e ritrovarsi con l’amaro e l’umore sotto le scarpe. Sappiamo tutti che è già successo in questo campionato ed è per questa ragione, o forse semplicemente per voler tornare a casa con le scarpe pulite, che la partita pende fin da subito dalla parte giusta. Con intensità e caparbietà i contrasti virano sempre verso il lato giusto e la pressione sul portatore di palla diventa determinante, due volte: la prima quando Molinari scippa il borsello-pallone al vecchietto-terzino, entra in negozio compro oro-area di rigore e in diagonale di destro incassa-insacca. La seconda volta quando Trombatore, dopo una bagarre spalla-spalla con il proprio marcatore, taglia il traguardo per primo conquistandosi il diritto a buttarla di nuovo dentro. Dagli spalti giurano che nell’instante dell’azione qualcuno ha gridato “All’esterno del centrale non ce la può fare, non ce la può fare; ce la fa, ce la fa!! Cosa ha combinato Tromba in un metro e mezzo!! È passato dove non si può, dove c’è scritto ‘vietato passare’, dove te lo vietano gli dei!! Tromba c’è! Tromba c’è! Tromba c’è!!“, però nessuno ha capito chi fosse. A ogni modo quel che conta è essere a due foglie secche schiacciate a zero dopo il primo tempo.
A inizio secondo si soffre, piove storto e s’intravede a mala pena la metà campo oltre la riga, però i blu scuro quasi notte avversari non impensieriscono: girano, tirano, prendono, fanno, lanciano, cambiano, ma faticano. La squadra reggae, allontana la minaccia di Babilonia e in levare riparte. E divora goal già scritti a referto: Cristiani lanciato nel west si presenta a tu per tu (ma più che “a tu per tu”, era un “a tu proprio tu, per tu ma proprio tu”) con il portiere: potrebbe passarla a Stante di fianco, oppure dribblare Stante e il portiere, oppure ancora dribblare Stante, il portiere e passarla a Stante di fianco, invece scucchiaia con il mestolo e il goal si cancella da solo dal referto. Dopo questo episodio infame, l’escremento tra le foglie con tanto di ultimi dieci minuti di fuoco durante i quali vorresti solo star fermo per non pestare nient’altro e invece devi rischiare e correre lungo tutto il viale alberato sembra sicuro; invece no, il viale finisce, siamo arrivati, con le scarpe pulite e tre punti in tasca.